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Gli "inquieti" paesaggi dell'anima nella pittura scenica di Mimmo Legato


Scritto da Fernando Miglietta

C'è una costante presenza figurativa nello spazio apparentemente "astratto" dell'arte di Mimmo Legato, uno spazio senza tempo in cui predominano colore e dinamismo formale.
La sua ancella prediletta una "figura" femminile che, in trasparenza, si aggira come un fantasma tra le pareti colorate di una scenografia immaginaria dell'orizzonte infinito.
La sua natura figurale non ha radici simboliche, ne letterarie, ne storiche o antropologiche. Con discrezione appare, scompare, delinea, impone, esalta le pagine di un testo pittorico ogni oltre immaginazione. La sua continua metamorfosi - a volte si tramuta in colomba - ne costituisce l'essenza poetica di una coinvolgente narrazione emozionale. Seguire il suo itineario, le sue apparizioni, così le sue dissolvenze, aiuta a svelarci le visioni di Mimmo Legato "dentro e fuori lo spazio" poetico di un apparente strutturante alfabeto creativo.
Si tratta di una pittura scenica costruita per piani interrelati in continuo movimento, traslazioni e capovolgimento che, nella loro dinamicità, esaltano l'idea di un palcoscenico infinito in una sorta di azioni spazio-teatrali della fantasia. Un vocabolario ricco di inediti attraversamenti tra sogno e immaginazione.
Ed è in questa alternanza di visioni della presenza-assenza, tra astrazione e figurazione apparenti, che l'arte di Mimmo Legato svela la sua matrice pittorica di sapore squisitamente mediterraneo. La sua arte affonda infatti le radici proprio in quella "pittura di paesaggio" carica di emozioni, forme, segni e colore, con cui ogni artista del sud si è cimentato.
Ma in questo caso, non per rappresentare ma per ricercare, non per contemplare ma per osservare, analizzare, scomporre, conoscere, mettere in scena la fenomenologia dell'evento primordiale che lo ispira e lo indirizza nei sentieri dell'incoscio: la ricerca di una figura-ombra, sia essa la madre o la donna sognata, amata, ripudiata,ritrovata, in uno universo in continuo movimento e mutamento.
Una visione frutto di un linguaggio pittorico che Legato ha saputo plasmare nel tempo, affidando alla sua tavolozza il compito di materializzare e trasfigurare con libertà creativa la complessità degli "inquieti" paesaggi dell'anima ricchi di emozione e sentimento, di natura e artificio; veri e propri inquieti stati d'animo che accompagnano l'artista nella sua condizione esistenziale.

E in questo universo dell'anima, segnato da tempeste spazio- temporali di colore, di amore, odio, rabbia, indifferenza, che Legato esprime i suoi tumultuosi sentimenti. E' il tionfo dell'invisibile, del pensiero astratto, della scoperta identitaria.

Sogna di volare Legato tra gli abissi dello spazio infinito, e vola attraversando fuochi di inferno. Conscio della paura di perdersi, con coraggio affronta l'oscurità l'ignoto.

Nel suo solitairio viaggio non ha mete; nel suo girovagare si è già liberato del peso della storia, delle contraddizioni umane, forti delle sue sensibilità di artista.

forme e segni in movimento si impongono in mari spaziali di colore e flussi emozionali. Tutto si compone e si decompone; anche lo spazio, il tempo, sono attraversati da un processo di liquefazione che segna la nostra contemporaneità.

Mimmo Legato, trasportato dall'onda tumultuosa della libertà dell'arte, è già al di la del cielo. Il temerario condottiero cerca ancora la sua figura ombra che vive "dentro e fuori" di noi.

 miglietta

Fernando Miglietta

Roma, 27.XI.2016

 

 (English version:) 

The "restless" soul landscapes in scenic painting by Mimmo Legato

 

There is a constant figuratve presence in the seemingly "abstract space of the art by Mimmo Legato, a timeless space where predominate colo and formal dynamism.

His favorite handmaiden is a female "figure", transparent, hovers like a ghost among the colorful walls of an imaginary scene from the infinite hoizon.

Her figurative nature doesn't have symbolic roots, neither literary nor histoical o anthropological. Discretely she appears, disappears, outlines, imposes, enahances the pages of a pictorial text beyond imagination. Her cntinued metamorphosis - at times tuns into a dove - constituting the poetic essence of a compeling emotional narrative. Follow her itinerary, her appearances, as wel as her fades, it helps to reveal the vision of Mimmo Legato "inside and outside the poetic space" of an apparent structuring creative alphabet.

It is a scenic painting built to interrelated plans in continuous movement, traslation and reversal that, in their dynamism, exalt the idea of an infinite stage in a sort of action-space fantasy. A rich vocabolary of unpublished crossings between dream and immagination.

And it is this alternation of vision presence-absence, between abstraction and figuration apparent, that the art of Mimmo Legato reveals its pictorial array of exquisitely mediterranean flavor. Infact, his art has its roots in that very "landscape painting" full of emotions, shapes, symbols and colors, wher every south artist has experimented.

But, in this case, not to presunt but to seek, not to contemplate but to observe, anlyze, break down, to discover,to know, to stage the primordial event phenomenology that inspires and directs him in the paths of the unconscious; the looking fo a shadow figure, be it the mother or the found, divorced, loved, dreamed woman in an univere in constant movement an schange.

A frit vision of a pictorial language that Legato was able to mold over time, entrusting the task ti his palette to materialize and trasform with creatve freedom the complezity of the "restless" rich soul landscapes of emotion and sentiment, nature and artifice; real and restless moods that accompany the artst in his existential condition.

And in this soul world, marked by the space-time storms of color, love, hate, anger, indifference, that Legato expresses his tutmultous feelings. It is the triumph of the invisible, abstract thinking, the discovered identity.

Legato dreams of flyng between the abysses of infinite space, and flies through the fire of hell. He conscious of the fear of getting lost, bravely confronts the darkness, the unknown. In his solitry journey doesn't have destination; in his wanderings he has already freed of the weight of history, of human contradictions, thanks to his artistic sensitivity. Forms and signs in motion impose themselves in spatial color seas and emotional flows. Everything composes and decomposes; also the space, the time, are crossed by a liquefaction process that marks our contemporary world.

Mimmo Legato, carried by, the tumultuous wave of art freedom, is already beyond the sky. The reckess leader stil looking for his sbadow figue who lives "inside and outside" of us.

 

Fernando Miglietta

Rome, 27.11.2016


 

La realtà revisionabile


Dopo aver analizzato, in un precedente saggio, gli elementi e la struttura, ritorno con maggiore curiosità sull’opera di Mimmo Legato, tentando questa volta un approccio di verifica formale. E’ evidente che qui si tratta di una produzione di forme in sé conchiuse che tendono tutte ad un’unica forma assoluta, in un procedimento estetico di compenetrazione funzionale. E’ come se Mimmo Legato si ritrovasse in una realtà revisionabile in cui la coscienza che produce il molteplice vi si riconoscesse unitariamente.
Ciò perché ogni singola forma rimanda ad altre e contemporaneamente la racchiude. Sicchè insorge una forma oggettiva in sé, e le singole opere ne concretizzano la sintesi. Ed è questa forma, per la quale Legato sente di essere uomo – nel – mondo, che alla fine è la rappresentazione ultima della sua natura e del suo stile.
Già ho scritto dell’interno ritmo degli elementi e della linea che incrociandosi nei diversi piani, realizzano l’effetto di un generale movimento nell’arte di Legato.
Si tratta di un movimento che pur conservando le regole plastiche che ne rilevano la causa, è deformante e di per se liberatorio anche nei riguardi della forma; e penso che, sarà questo movimento a costruire l’energia staccante per l’affrancamento dell’esperienza sensibile dell’arte di Legato. La forma raggiunta, in sostanza, ha in se stessa il proprio significato, ed è suscettibile di creare in termini autonomi e durevoli. Se infatti lo stile è il modo della visione dell’artista, la forma è il risultato che trascende la visione e che risulta dalla combinazione delle sue leggi intime. Ne consegue che per Mimmo Legato il problema è, adesso, quello della messa in forma visiva del mondo, del suo mondo, nella direzione di un “dover fare” determinante.
L’artista procede in avanti perché la dinamica delle sue immagini è formale di per se stessa, e i materiali figurativi sono ordinati in sintesi nel piano e nello spazio. Lo dimostra il fatto che la genesi e il processo che da impulso alle costruzioni può essere colto solo a partire dall’assunzione della forma, la sua vera arte, e non la mera immagine, che pure Legato offre in dialogo istintivo.


La realtà revisionata

Mi pare che l’arte di Mimmo Legato sia giunta a un crocevia in cui da una parte c’era la realtà revisionabile, quella che io stesso ebbi a indicare, qualche tempo fa, come il processo di una forma avvitata nelle spire di una realtà duplicabile e tuttavia inalterabile, la cui repetitio ne costituiva la sostanza e dall’altra la sterzata, per così dire, verso un mutamento di rotta o un assestamento che implica la messa a fuoco di una diversa prospettiva della realtà, meno apparente e tangibile ma non per questo meno disvelata, attraverso l’arteficio dell’arte , in tutti i suoi veli, le parvenze e le nude apparenze .
Una realtà revisionata, insomma, emerge da una dimensione pittorica genericamente più astratta rispetto alla precedente, più lontana e distaccata , che affida al colore e al turbinio del colore il compito di svelare una poetica dell’incanto più eterea, inconsistente e libera.
E’ l’astrazione, insomma, il processo che sorge in un afflato di indipendenza al vincolo opportunistico e rinvigorito da una straordinaria sensibilità cromatica che, pur rimanendo coerente con la precedente tavolozza, l’affina, sospingendola nel lirismo di un linguaggio che si apre a una nuova dimensione estetica.
Certo le trovate aereopittoriche sfumate in stesure di colore fissate al centro e rotanti, compenetranti in movimenti a spirale che imbrigliano e avviluppano la figura, evocano ancora l’intenso e spettacolare clima di una simultaneità di elementi piani e ambienti, il verbo futurista, per intenderci, ma le compenetrazioni, a ben vedere, sono meno dinamiche, e se bene confluiscano tuttora in un magma di tipo futurista tradiscono una vitalità, una certa prorompente provocazione e una certa propensione a procedere nel turbine, nel movimento, nell’andamento della linea-colore fino a confondere l’oggetto o mimetizzarlo , per così dire, nel palcoscenico della tela.
La realtà, allora, sebbene non del tutto azzerata dalla forma, si assottiglia e si purifica mediante la semplice luce-colore che è capace di filtrarla e stendere un certo velo di distacco, una patina di toni puri e lustri come di pietra bagnata, levigate da un certo panneggio di acque non scalfite dalla concitazione dell’oggetto.
Basta questo per definire quella di LEGATO una sorta di realismo purificato o di realtà revisionata, impregnata, adesso, dall’intima natura di un’anima , di più commovente, e lirica alterità, trovata nelle velature, nel chiaroscuro delle sfumature e nell’ormai convincente purezza astrattiva delle forme ridotte a mere possibilità ormai solamente abbozzate.
Voglio dire che le forme della realtà visibile sussistono, e anzi in certi casi resistono alle stesse campiture cromatiche che tenderebbero all’annullamento. Ma si tratta di volumetrie plastiche stese su superficie cromatiche tendenti all’omogeneità che, sebbene decantino pur sempre una rappresentazione incentrata sulle simultaneità dinamiche, si orientano verso l’astrazione, ossia il processo di affrancamento della realtà sensibile che volge alla sintesi e alla oggettività non figurativa.
Ciò detto occupiamoci dell’oggetto.
Nelle opere di LEGATO l’acceso cromatismo e le esuberante spinte delle linee-forza, pur orientandosi verso un certo superamento del dinamismo plastico precedente , non viene eliminata la soluzione figurale, anzi, persiste e in un certo senso si stabilizza in una discreta quanto precisa presenza, che però sembra ritirarsi e retrocedere rispetto alle nuove tendenze di idealismo sensoriale manifestate dall’artista. L’oggetto ,allora, si proietta in un immaginario spaziale più ampio e si fa luogo di una ricerca del fruitore che tanto più è seducente tanto più sfugge alla meccanica scenografica della composizione, e prefigura una nuova dimensione, anche fantastica, che si nasconde, si agita, si sfalda e si ricompone dietro le quinte del tetro scenico. Ed e’ su questo terreno, ambiguo e coinvolgente quanto la fragile illusorietà dell’arte, che si stabilisce il contatto, il coinvolgimento del riguardante, il quale, alla ricerca della figura, dell’oggetto della realtà visibile, entra inaspettatamente, per così dire, nella tela e soggiorna in essa, scoprendo a sua volta un’altra realtà, come dicevo libera e indipendente, che forse riguarda la sua stessa vita e la sua libertà, poiché a prenderlo e a trasportarlo lontano, magari sulle ali della fantasia , non è più la forma della realtà tangibile ma il colore , il movimento e il turbinio, alla fine, di una generalizzata astrazione.
Ecco questo è il risultato alto raggiunto dall’arte di LEGATO . La situazione illustrativa, insomma, non preoccupa più l’artista che si volge adesso al puro lirismo e all’impatto emozionale che il suo lavoro è capace di suscitare. Per questo la sua tavolozza mette da parte un po’ di retorica e si carica di una vena delicata di disincantato lirismo. Un lirismo che sebbene lo ancori pur sempre alla realtà si corrobora di una sorta di rifornimento emotivo dovuto allo spostamento, alla trasposizione e al ribaltamento della realtà concreta sul piano vibrante di una materia più complessa, ottenuta dalla commozione , e magari anche dalla trasfigurazione, di una realtà sempre più revisionata.

lambrosciano

Gianfranco Labrosciano

http://www.gianfrancolabrosciano.org

 



Lo spazio fluttuante

Nella monografia di MIMMO LEGATO – che questa sera abbiamo il privilegio di presentare in questo centro di storia, di cultura e arte, insieme agli altri illustri relatori – si fa riferimento ad una continua realizzazione di “ forme in se conchiuse, che tendono tutti ad un'unica forma assoluta”. Infatti, nel riportare il concetto espresso nella monografia da collega Labrosciano- e che rimanda ad una “realtà revisionabile” (è sua l’espressione), ossia a quella incessante fluenza delle forme - vogliamo richiamare la qualità – quantità di stimoli visivi espressi da MIMMO LEGATO e che pur essendo rapidi nei movimenti e cromaticamente diversi, tendono ad una cosciente percezione sintetica . E’ questo perché LEGATO è consapevole di rappresentare, con le sue forme lievitate di colore- luce, l’unità dei contrari, ottenuta dalla più avanzata teoria visiva e che involge nell’opera strutture ed emozioni, pensiero ed azione.

Come si vede, si tratta di una unità dualica, dal momento che mentre i primi termini tendono a significare la cosciente percezione del blocco, costitutivo della struttura, con i secondi termini vengono richiamati gli stimoli e le tensioni dei moti interiori, tesi al raggiungimento di una forma dinamica, proprio attraverso quelle onde cromatiche che ondeggiano e fluttuano nello spazio.

I risultati che la scienza ci ha fornito di recenti per i quali ” i nostri occhi fanno qualcosa di cui non abbiamo nessuna iniziale consapevolezza”, ma che subito incidono nei meccanismi cerebrali della percezione visiva, non fanno che confermare quello che i filosofi avevano già individuato e che cioè viene prima il fare – secondo il pensiero vichiano, ripreso da Shelling – e poi il sapere di aver fatto.

Del resto lo stato emozionale degli artisti e dei poeti ha sempre preceduto la conoscenza razionale e ha pur tuttavia ottenuto quell’unità dei contrari, ossia quella “forma unica “ come la chiamava BOCCIONI, in grado di liberare le immagini dalle sovrastrutture fenomenologiche e farle coincidere con i moti interiori.

Ed è qui che “ La realtà revisionabile” di Mimmo Legato ha unificato la dimensione sia del tempo presente, e perciò fluttuante del colore- luce, sia del tempo infinito, e perciò imperturbabile nella sua fissità plastica e strutturale. Se ci è consentito di fare un riferimento all’iconografia sacra, lo stesso processo è avvertibile negli angeli, evocati da San Tommaso D’Aquino e che pur volando verso la via della luce, che sorge e tramonta quotidianamente, non hanno smarrito la meta che, dalla continua quotidianità, porta al raggiungimento della bellezza eterna.

Del resto è questa la meta a cui è diretta l’opera d’arte , sicchè nel passaggio dai tempi della storia alle valenze infinite dell’estetica, raggiunge l’unità di esterno e interno, di incorporeo e concreto, come si racconta nella più nota opera di Aristotele in cui l’allievo Andronico ha riunito gli scritti d’arte col termine di metafisica, cioè metà e fisicà , in quanto collegata sia al momento ideale e strutturale in apertura in apertura che a quello fisico e vario in finale, saldando entrambi in una sintesi di pensiero organico. In effetti, sorge da qui la necessità di individuare il concetto del libro citato- venga linguisticamente integrato nella regola dell’arte, dal momento che la pittura, pur esprimendosi con linee e colori , non nega l’importanza del pensiero che si attua nell’opera.

Del resto se Mallarmè ricordava che” non si scrive un sonetto con delle idee, ma con delle parole “, in effetti non escludeva che le parole potessero fare poesia e nello stesso tempo confermare i linguaggi contengono in se stessi le idee, che animano sia la poesia che la pittura. Pertanto , con buona pace del Croce di “Poesia e non poesia “, possiamo confermare che l’intuizione di Legato ha dimostrato che anche nelle valenze astratte si possono collegare ai valori emotivi – la struttura plastica e quella dinamica, e perciò in grado di interpretare armonicamente quelle forze in atto che rappresentano i momenti, appunto, “ revisionabili “ dell’essere e del divenire.

Ed allora in nome di questo incessante riesame, possiamo asserire che Mimmo Legato ha superato non solo l’equivoco di considerare l’arte dal di fuori e perciò nella ripetitività oggettiva di corpi e arti, di volatili vaganti, ma anche il condizionamento dei fatti sociali, religiosi e politici, peraltro idealmente contenuti nella stessa forma, avendo mirato alla continua ricerca della bellezza, come del resto fa il credente che, pur essendo uomo della storia, aspira alle cose eterne.


Luigi Tallarico

Storico e Critico d'Arte


  • "L'azione " cromatica nell'arte di Mimmo Legato

Mimmo Legato intende ogni sua tela quasi fosse “ non un dipinto ma un evento” una pittura d’azione fatta di solo colore, animata da prorompente dinamismo e “ joie da vivre “: ampie circonvoluzioni si dispiegano e si organizzano in forme centriche che riprendono le geometrie circolari e ovoidali mantenendo, in sottofondo, evanescenti figure femminili.
Il primo approccio con la pittura di Legato si evidenzia nell’ossessivo utilizzo dei tre colori primari che ci propone, con fare didascalico, attingendo dalla sua cultura visiva di bravo docente di Discipline Pittoriche.
Le scoppiettanti opere di quest’artista dal bakruond figurativo ci rivelano, come la storia insegna, un felice approdo all’indagine soggettiva con un deciso uso espressionistico del colore alla maniera dei Fauves ed alla concezione dello spazio fluido, all’interno di un’azione che vuole essere ed è “ pittura vita” in cui la dinamica generativa della vita stessa è omaggio al corpo femminile, quasi a concentrare lo scorrere del tempo rendendolo eterno, sciabolate e rapide guizzi di pennello avvolgono le figure in spirali cromatiche, metafore del rapido mutare del corpo. Questa gestualità assoluta, svincolata dal compito di seguire una linea predeterminata, diventa una sorta di danza, d’impeto, d’euforia creatrice che fluisce riuscendo a plasmare e dare senso alla materia pittorica, seguendo le vie oscure di un’ispirazione che è quasi lucida trance, possessione da parte del demone buono della pittura.
Legato, dalla personalità esuberante ma determinante, si tuffa volentieri nella sfida con la storia e sarebbe facile assecondarlo al dinamismo futurista o allespressionismo astratto ma, con un sapiente mix fra figurativo e informale, c’invita a percorsi mentali fra spazio e tempo, proiettandoci altrove, inventa flussi e spinte d’energia che proiettano fuori dall’angusta dimensione della tela, regalandoci metafore per andare oltre, per superare noi stessi, per andare al dilà delle nostre piccole abitudini quotidiane e per affrontare le sfide di una complessa società in continua mutazione.

Paolo Orsatti

Critico d'Arte


  • L'universo femminile di Mimmo Legato


Di Giusy Calabrò

Dal vivace cromatismo che caratterizza le opere pittoriche di Mimmo Legato, nasce lo spazio entro cui si agitano seducenti figure femminili trasportate dal ritmo vorticoso. E' un mondo immaginario e pluridimensionale , in cui le forme neofuturiste si sovrappongono come lastre vitree riflettenti .

Le composizioni sono rappresentate attraverso uno stile vibrante luminoso e ritmico , entro il quale la donna e i volatili appaiono come in balia di un turbine travolgente , elemento percepibile che esprime il "furor" dell'atto creativo. Tuttavia, le figure nascono da un essenziale elemento ispiratore : il colore , dal quale hanno origine le immagini scomposte e dinamiche.La forza rigeneratrice della matrice cromatica è paragonabile alla tensione creatrice e distruttrice della natura primigenia, la quale è riaccostabile simbolicamente a uno dei molteplici significati attribuiti all'immagine femminile .

Nelle opere di Legato, infatti, non sono presenti soltanto forme plastiche che suggeriscono l'idea della vita e del movimento, ma anche elementi compositivi giustapposti e in se' conchiusi, i quali tendono a creare un effetto unitario e globale. Ogni area cromatica della tela rinvia le altre in una visione organica, che conferisce cadenze melodiche all'intera composizione. Nell'ambito dello spazio carico di energia autorigeneratrice si collocano le varie rappresentazioni dell'universo femminile.Le bellezze algide e trascendenti sono creature misteriose emerse dall'inconscio dell'artista, insieme ad altre affascinanti figure somiglianti a volatili. Sono immagini segrete scaturite dalla stratificazione cromatica delle molteplici velature cangianti, attraverso le quali si esprimono la fragilita' e la metamorfosi femminile.

Il principale elemento simbolico dei dipinti di Legato e' la donna, essenza, vero linguaggio, nonche' mezzo rivelatore dell'ignoto e della sfera emozionale.L'accostamento tra la figura femminile e i volatili appartiene a un repertorio mitologico che ha origine nell'antichita'.Le piu' affascinanti creature mitiche,quali le ninfe, le sirene e altre furono rappresentate con caratteri animali che simboleggiavano la compresenza di due identita': quella umana e quella bestiale.

Le creature archetipiche associate all'immagine dell'uccello instauravano un legame tra terra e cielo ed erano connesse alla musica dell'aldila'. Anche le donne rappresentate dall'artista sembrano appartenere a un mondo ultraterreno o ctonio, mentre il ritmo melodioso e' suggerito dalle vibrazioni compositive e luministiche. Le figure eteree e surreali sembrano emanare dolci suoni, i quali esprimono un indefinibile ed enigmatica femminilita' resa attraverso la nudita', i connotati spigolosi del viso e i lunghi capelli. Le affascinanti creature archetipiche, entita' lunari o cosmiche apprtenenti all'immaginario onirico, dal quale hanno origine spazialita' indefinite e immensi paesaggi equorei, spazi resi burrascosi dalla forza di vorticosi correnti d'aria e di luce e da altri soggetti, quali i gabbiani in volo.

Le opre pittoriche di Legato rappresentano le zone oscure della femminilita' per conferire consistenza fisica ai fantasmi del desiderio, alla donna intesa come essere preistorico e primordiale. Soggetto principale della sua pittura e' il mito della donna, creatura magicamente legata ai segreti della natura, e trascinata da essa in turbine impetuoso di bagliori, in una corrente marina che somiglia a un universo fluttuante, erotico e sensuale.Gli squarci di luce mediterranea ereditata dal suo grande maestro Marino, delineano profili e conferiscono alle inmmagini un senso di emblematicita' ed eleganza, in particolar modo nelle opere realizzate dall'artista come: ''Spoetizzando l'anima'' e ''La passione e l'intelletto,''dove le figure vivono in atmosfere impressioniste e boccioniane corroborate da un ritmo spiralico, da iridiscenze balliane, da unite' dialettiche di luce e materia che creano grandi effetti pittorici ed emozionali.

 



L'ASTRATTISMO DI MIMMO LEGATO

Piero Dorazio , maestro e paladino dell'astrattismo , soleva dire: " il mio non è un lavoro ; è un'attività creativa e intellettuale". E l'impegno artistico di Mimmo Legato coniuga bene la struttura narrativa plastico-dinamica astratta con i tratti luce - colore usati che assicurano il voluto dinamismo (il movimento pregna ogni opera) e, nel groviglio segnico e tono-cromatico , sublima la sua vision espressiva in costrutti di ampio respiro lirico-pittorico.

Il frutto speculativo che ne deriva è " un tutto " caratterizzato da un segno grafico nervoso , pervaso da frenetico dinamismo figurale acconciamente addolcito da una cali-brata trasparenza segnico-coloristica . Tesa quest'ultima a creare atmosfere calde ma graffianti lo spazio asservito in un avvitamento aerale in cui è dato cogliere un forbito linguaggio pittorico e delle pregevoli linee-forza aggrumanti energie spaziali invisibili . In concreto, un dispiegarsi onirico mediato dal colore-segno, steso con vigore e tratto espressionista . Il ritmo sostiene la sua pennellata con ragionata esaustività e regge una spinta motivale in cui tutto un universo - quello inconscio dell'Artista - si condensa in un frammento pittorico ricco di oniriche visioni, di enigmatiche prospettazioni, di fascinose recondite intuizioni compositive .

Il focale che ne deriva è una sorta di tratto rivelatore emozionale che tocca l'intimo dell'Artista e ne fuoriesce con impetuosa gestualità coloristica in forme e tocchi volti alla voluta unitarietà pensiero-espressione concretizzata in una coerente e vibrante figu-razione. Sintesi oggettiva e costrutto astratto di ragguardevole pregevolezza. In definitiva , ogni tela di Legato è un contenitore di emozioni vissute coinvolgenti. Legato infatti sa come calarsi nell'ignoto e disvelarne le recondità. La sua perizia artistica è il grimardello per scardinarne le maglie , per l'Artista assai strette e fastidiose . Il suo porsi in concreto diventa strumento di affranco oltre il suo particolare .

Il pensiero di Legato parrebbe quindi ancorato ad una fissità plastica ; un dire asser-vendo lo spazio con volumi e vuoti-pieni , svolazzi cromatici avvolgenti con scansioni e campiture solo per fare scena , ancorchè ragiopnata . Invece ,il suo porsi denota uno stile e una cifra artistica di spessore . Una robusta vis artistica che va oltre il leggibile d'acchito , il superficiale immediato. La tensione insita nell'atto creativo è un immergersi nel vivibile per trarne perso-nale giovamento psicologico e minimale valvola di sfogo razionale ad un sentire parte-cipato che diventa, perciò stesso, testimonianza.

Robusto e aspro nel segno , ma armonioso negli esiti tono-cromatici , la figu-razione che ne deriva impone , di necessità , attenzione ragionata e ripercorrenze storiche che hanno segnato l'arte per cogliere il senso profondo del dire pittorico di Legato che non è mai di facile approccio e ancor meno assimilabile senza un mirato adeguato impegno speculativo. Legato infatti pare tendere la mano al Fruitore per un suo proficuo coinvolgimento, per via empatica lungo il percorso creativo , atto a cogliere nel vortice mai casuale di ogni tela il sotteso soggetto esprimente un valore, un messaggio, una valenza significatoria. Con più ampia visione in Legato è dato rilevare un certo che di ambiguo , di incoffessata connivenza, di ragionata provocazione al coinvolgimento . Vi è in ogni opera un coacervo di elementi significativi ben delineato . Se si vuole un costrutto-artifizio pittorico dove il parvente e l'immanente recitativo, in forme apparenti delicatamente abbozzate, si condensano in un linguaggio lirico tendente all'estetico rivisitato.

Infatti ,quei profili delicati e perfetti ( indice di conoscenza del disegno classico ed elemento dei personali fondamentali artistico - culturali) sono altro che astratti ; bensì il bello camuffato , calato in un contesto discorsivo connotato da astrazione di fondo , che mantiene però inalterata la sua naturale qualità . Il frammento , elemento di complemento quindi, che dà unitarietà e significazione alla singola opera .

Ad esempio e per ulteriormente argomentare, Mimmo Legato, al contrario della purezza cromatica geometrico- tessutale,di Piero Dorazio, carica la sua pen-nellata di una vigorosa gestualità la cui traccia rimarca, anzichè no, la sua visione d'insieme di un "fare " nell'ottica di intrigare il lettore costringendolo a percorrere il tratto creativo non in posizione asettica ma entrando con l'Artista nella singola opera in un relazionale di reciproco arricchimento: il Fruitore che si pone e pone domande scoprendo e vivendo una realtà pittorica a sua misura ( la sensibilità è una dote soggettiva ) e l'Artista che risponde in via empatica trovando entrambi l'attenzione di ritorno; l'uno la sottesa risposta motivale, l'altro la sperata proficua sua lettura. L'occasionale soggetto raffigurato nella tela ( celato nelle pieghe del vortice , quasi avviluppato ed etereo nei leggeri tratti fisiognomici ), è lo stesso Artista il quale fattosi "altro" , lirico soggetto narrante, materalizza il messaggio, lo arricchisce con una punta di sospeso tra un mostrare e un celare, con un dire incompleto e provocatorio ;quasi a pretendere da parte del Fruitore l'apporto conclusivo a " chiusa " dell'opera.

In ogni opera la centralità pertanto l'occupa l'Artista che si fa valido strumen-to espressivo di personale vissuto occupandone la scena, accorto anfitrione e comparsa , caricandola di significati suscettibili di obbligata lettura non epider- mica , superficiale. Legato non vuole essere quindi solo un affabulatore di esperienze variegate mediate dalla sua robusta dimensione tecnico-artistica, ma un credibile narratore di incanti valoriali fondanti. Uno stimolatore di attenzione all' " oltre" argomentato. Per esempio e a riprova dell'assunto , la donna (icona-centro dell'universo, ricorrente), viene cantata e sottesa , celata in forme eteree, veicola l'io profondo dell'Artista secondo il concetto, da altri definito " Dio è femmina ", della fecondità circolare intesa questa nel senso della creazione e procreazione assiomatica: la Vita col suo inizio e fine, il tempo che si fa Storia di vissuto e l'Artista che si fa umile tramite per esaltarne i valori.

La sensibilità dell'Artista e un pregevole cromatismo di accompagno pertanto rendono ogni tela di Legato un "unicum figurale astratto" , pur segmento connotativo di un percorso stilemico omogeneo in continuo miglioramento espressivo.In definitiva ( a mio sommesso parere ), non è velleitario attribuire a Mimmo Legato pulsioni e un substrato culturale romantico attualizzato mediante una specifica sovrastruttura artstico-pittorica astratta , ma nell'un tempo mantenendo vibranti e significativi segni indicatori:

_ la mediterraneità luce-colore insita nei fondamentali artistici (i tre colori di base usati e , quindi , calde atmosfere condizionate ),

_ la natura sanguigna caratteriale che sfuma verso l'azzurro carezzevole il quale spesso assume però marcature tonali atte ad estremizzare il portato espressivo tra il leggiadro ( i gabbiano-pensieri simbolo di libertà e veicoli di interiore sugge-stione e oniriche reviviscenze speculative) , e il problematico ( l'ostico vorticare segnico-cromatico, sinonimo di ritmi-gravami asserventi ,conflittualità esistenza-le) ;il dolente, il sofferto senza aggettivazione( la povertà e la sofferenza della quotidianità ), e l'onda che si avvita , si espande e comprime ( il negativo feroce e ringhiante ). La scoria valoriale che, nel sotteso intento denunciante artistico , mai diventa seme per rigogli esistenziali ( che l'Artista rincorre ) e che richiama lo scenario surreale che corona e rimarca la sofferenza estrema crudemente raffigurata da Munch con l'opera L'Urlo.

_ la figura muliebre occhieggiante, testimone della sua tensione creativa e del suo essere anima tesa al bello reinventato ma ingabbiata in una dimensione a sè non congeniale .

Mimmo Legato in ciò sembra condensare il suo distacco dal reale per una trasposizione fantastica oltre la tela in una realtà diretta proiezione della sua esi-genza di libertà , di un suo essere con gli altri per "essere" e non solo " per apparire".

Gregorio Viglialoro

Scrittore e collezionista

 



L'anima dell'universo nello spazio fluttuante di Legato

Non è un caso che le opere di Mimmo Legato lascino stupefatto l'animo dell'osservatore . Non è un caso che si contempli il suo intento di mediare tra passato e futuro ed ogni volta, esso, ci rende capaci di nuove conquiste , di nuovi innamoramenti richiamando l'eterno femminile in noi. E' l'anima stessa, l'altalena interiore , che ci mantiene in moto perpetuo tra corpo e spirito, il cui movimento è rappresentato dai colori fluttuanti che portano alla loro unione . Affinchè ciò sia vero , sono necessarie due realtà contrapposte, perchè solo così l'anima può muoversi e commoversi nel suo intento gioioso di riconciliare gli opposti. Legato riscopre quel ternario Steineriano andato perso, quell'impasto tutto umano fatto di corpo , anima e spirito: in ognuno di noi l'anima è il movimento, il dinamismo interiore che tende a spiritualizzare la materia incarnando proprio il puro spirito.

E Legato lo fa attraverso le figure, sempre presenti nelle sue opere. L'universo femminile, che è l'origine da cui nasce la vita, ed il volo, che consente al corpo di librarsi attraverso lo spazio che è anche colore. Egli realizza opere vive ed eloquenti, palpitanti così come Goethe auspicava, e lo fa grazie all'azione morale dei colori pronti a ricondurre a quelle intime sensazioni che potrebbero essere definite "movimenti dell'anima " e che, nella contemplazione delle tinte, vengono sperimentati nelle profondità del subcosiente. Paragonabili a forze dinamiche di espansione e contrazione, sono riprodotte nella stesura dei colori durante l'esecuzione del dipinto conferendogli vita e luminosità.

L'arte di Mimmo Legato è frutto di lunga esperienza, di capacità tecniche e soprattutto dell'affinamento della sensibilità al punto da riuscire a cogliere, prescindendo dalle emozioni individuali , le finissime , intime , palpitazioni e vive sensazioni insite nella natura dei colori. Egli ha imparato ad immergersi così intensamente nel colore da percepirne la fluttuante e incessante attività. I suoi dipinti sono pura esperienza di colore, elaborata fino alla formazione di un componimento compiuto. Da questo, dai gesti e dalle forme che, nel processo si consolidano, Legato estrae le figurazioni, conferendo così al dipinto un senso, l'espressione di un motivo, di un idea. Il motivo ,l'idea sono dunque il risultato finale di un procedimento di composizione cromatica, non il suo movente. Sono opere Goethiane, che si presentano come opere astratte sia nella composizione cromatica che nell'elaborazione delle figure. Esse appaiono come fluttuanti correnti di colore, sperimentate quali primordiali forze creatrici di immagini a tal punto da apparire concepite dall'interiorità del colore e non intellettualmente.

Descrivono bene l'essenza della pittura di Legato le parole di Steiner: "... se ci si immergerà nel mondo fluttuante dei colori vivendolo correttamente... si troverà che da esso scaturiranno figure che porteranno ad espressione i segreti dell'universo, l'anima dell'universo. Dalla creatività del colore sorgerà un mondo che si configurerà, si differenzierà interiormente, un mondo che ha una sua essenzialità. La forma nascerà dal colore, ma il colore genererà la forma da se stesso, che cioè la forma è opera del colore".

Giulia Fresca

Critico, Scrittrice e Giornalista

 



Mimmo Legato tra " Metà e Fisicà "

 

Nell'opera di Mimmo Legato, la scomposizione delle forme e il continuo rimando alle espressioni musicali e liriche , confermano che l'arte è in grado di percepire la conoscenza delle cose , anche senza il concorso di quelle forme oggettive che richiamano la realtà del mondo come ragione. Da quì l'unione della luce spirituale con la tensione astratta della materia cromatica e che consente - come era stato previsto nello "Spirituale nell'arte " (1912) - l'assunzione di " coloriture, temi e ritmi " dalle partiture musicali, ma anche il mutamento della materia in linguaggio alchemico o in " Simboli di trasformazione " (1912) , secondo la scoperta fatta da Jung nell'inconscio delle culture.

Del resto Mimmo Legato ha sempre guardato ai valori spirituali come simboli portatori delle varie culture dell'arte , senza trascurare il richiamo alla profondità di quella metafisica che rappresenta " il dominio dello Spirito ", come sosteneva Carrà, metafisico a Ferrara con De Chirico.

In verità, la titolazione nel catalogo di Legato dei due elementi di " metà " e "fisicà " è stata dettata, non tanto per manifestare la preminenza della metafisica , che è invece una delle componenti espressive della sua poetica in atto, quanto per sottolineare la bipartizione operata sull'opera aristotelica dell'allievo Andronico, che, come si sa, ha collocato, in apertura, gli scritti di pensiero ideale ed estetico del Maestro e subito dopo quello di ordine fisico e di vario genere. Come si vede, si è trattato di una catalogazione di ordine dualico, dal momento che nella sua opera, Mimmo Legato, individua gli elementi diversi, sia strutturali che emozionali, sia materici che luminosi, tendendo con i primi termini ad evidenziare la sostanza profonda delle cose e con i secondi ad analizzare gli stimoli e le tensioni, caldo-fredde, dei moti interiori: sono questi ultimi che richiamano ad una nuova psicologia del vedere e che attraverso le onde fluttuanti ed incisive sui sensi stabiliscono una coscienza più profonda dello spazio. Sono questi i risultati che la scienza ci ha fornito di recente , e per i quali " i nostri occhi fanno qualcosa di cui non abbiamo alcuna iniziale consapevolezza " , ma che incidono sui meccanismi della percezione visiva, perchè non fanno che confermare quello che i filosofi avevano già individuato e che cioè viene prima il fare - secondo il pensiero vichiano, ripreso da Schelling - e poi il sapere di avere fatto.

Del resto lo stato emozionale degli artisti e dei poeti ha sempre preceduto la conoscenza razionale ed ha pur tuttavia ottenuto l'unità dei contrari, ossia quella " forma unica " di cui parlava Boccioni, in grado di liberare le immagini delle sovrastrutture fenomenologiche e farle coincidere con i moti interiori. Del resto è questa la meta a cui è diretta l'opera, sicchè nel passaggio dai tempi della storia alle valenze infinite dell'estetica, l'arte raggiunge l'unità di esterno e interno, di incorporeo e concreto, di pensiero e liricità. Pertanto, con buona pace di chi discerneva tra Poesia lirica e Poesia pensata,non si puo' non convenire che l'intuizione di Mimmo Legato ha dimostrato che nelle valenze astratte si possono collegare sia i valori emotivi, ritenuti, a torto, estranei alla nostra razionalita',che la struttura plastica e percio' in grado di interpretare organicamente quelle forze in atto che rappresentano i momenti unitari e piu' incisivi dell'uomo nella storia. Ed allora, in nome di questo incessante riesame, possiamo confermare che Mimmo Legato ha superato, non solo l'equivoco di considerare l'arte dal di fuori e percio' nella ripetitivita' oggettiva di corpi, case, alberi, ma anche i condizionamenti dei fatti sociali e religiosi, proprio perche' sono entrambi idealmente contenuti nella stessa forma, avendo l'artista mirato alla continua ricerca del mutabile nella cosa in se' e dell'assoluto nelle cose terrene, come del resto fa il credente che , pur essendo uomo della storia, aspira al tempo senza tempo dell'Eterno.

Luigi Tallarico

Storico e Critico d'Arte

 



L' "UNITA' DEI CONTRARI"

In occasione della personale svoltasi presso la Sovrintendenza dei Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, Galleria Nazionale di Cosenza, (Palazzo Arnone), il critico e storico dell'arte Prof. Luigi Tallarico ritorna sul lavoro di Mimmo Legato, citando il filosofo greco Eraclito e il suo pensiero sull' "UNITA' DEI CONTRARI" , di cui la titolazione della rassegna insieme alla monografia presentata all'inaugurazione.L'Artista Mimmo Legato, attivando nei titoli un pensiero di ordine speculativo, ha abituato gli ammiratori delle sue opere non tanto a guardare gli stilemi dell'arte, stabilizzati nel tempo caduco, ma piuttosto ad evidenziare le tensioni liriche e i conflitti spirituali, facenti parte della realtà vivente. Invero Mimmo Legato, attraverso l'esame della propria interiorità, che aspira a diventare linguaggio espressivo, ha interpretato e interpreta, l'identità degli opposti, ossia dell' "altro " da sé - messaggio spirituale o araldo della vita e della storia - che non è estraneo al contesto creativo, perché in arte ogni segno lineare o cromatico è sottoposto alla legge del " comprendere ", in quanto cercare è un "trovare" e un "interpretare".
Possiamo pertanto confermare che il nostro artista. ricettore sensibile, guarda al risultato di questo processo di trovare e comprendere , per cui realizza da pittore e grafico i segni ( i suoi sogni?), privati dalla razionalità speculativa, comunque interpretando l'etimologia della scienza umanistica dell'ermeneutica . E noi da critici non ci domandiamo se la scelta dell'artista sia o meno consapevole, resta però il convincimento che l' ermeneutica , dal greco hermaino, significa , appunto trovare e conoscere e che l'etimo " non si applica solo alla decodificazione e alla spiegazione scientifica , ma anche alla riproduzione artistica " (H.G.Gadamer). Sicchè dall'interpretation si coglie la pertinente applicazione e comprensione usata da Mimmo Legato nell'intreccio indissolubile del significato oggettivo e del significante dell'arte, se è vero che il contenuto dà una valida consistenza alla forma .
Dell'argomento si sono interessati filosofi e critici d'arte, quest'ultimi con maggiore frequenza ai nostri giorni , mentre sul concetto relativo all'identità degli opposti ha indagato in maniera specifica il trattato, uscito postumo, di "Genesi e struttura della società" in cui il Filosofo dell'attualismo ha confermato che l' "opposto" è quell'oggetto che il soggetto si trova " innanzi " , ma che in effetti " è dentro se stesso", pur essendo " un altro lui, un alter che l'oggetto si trova a "possedere". Possiamo pertanto confermare che il linguaggio di Legato non è stato tentato dal virtuosismo estetico, ma si è servito della contaminatio tra impressione ed espressione per sottolineare quella persistenza presa di posizione sulle diversità - unità del vivere quotidiano. Riteniamo che sia per questo che l'artista non abbia trascurato i richiami multimediali :sono essi i sismografi che registrano i motivi viventi della lingua nella specie non dotta ma vissuta e sofferta , in grado di captare i segni che animano le idee, "altre " della modernità in un contesto globale.
Tuttavia è da annotare che un'artista dell'avantgarde di oltralpe , il cubista Albert Gleizes, non credendo nella complessità interpretativa dei segni- gesti dell'arte moderna , ha opposto ai futuristi, nel 1912 che "la pittura non deve vivere di elementi ad essa estranei, è bene che eviti compromessi con la letteratura, la musica, la filosofia, la scienza ". In effetti molti artisti - attivati alla costruzione della struttura inanimata e tesi alla pratica pittura centrica , senza alternanze mediatiche , non considerano che l'arte moderna non può vivere e non nutrirsi delle diverse categorie disciplinari, in quanto correlate allo stesso pensiero e congiunte alla stessa vitalità.
In nome di questo continuo riesame di soggetto e oggetto, l'arte di Mimmo Legato, mentre dimostra di aver superato il processo analitico ai richiami dei toponimi, conferma che le sue impressioni sono dirette a realizzare quella "forma unica, integrale e dinamica", di cui parlava Boccioni e che era ed è nei segni di chi guarda al futuro.


Luigi Tallarico 

Storico e Critico d'Arte 

 


 

Armonie Verticali

E' l'eterna sfida tra il colore e la forma,l'immagine e la sua sintesi. Il lungo e articolato percorso di Mimmo Legato concilia e accorda elementi che visivamente appaiono distanti, che in questo caso grazie alla capacità e alla ricerca dell'artista trovano una giusta ed equilibrata sintesi.

La forza delle immagini viene mediata da una resa pittorica che diventa cifra stilistica di immediata riconoscibilità, che pone il lavoro di Mimmo Legato in una posizione di privilegio! La riconoscibilità della ''mano'' dello stile, che diventa poesia visiva,caratteristica distintiva che ci consegna un percorso artistico raffinato e colto. Una ricerca che pone al centro da una parte la forma, la sua struttura la sua ''rotta'' intesa come ricerca del ruolo dell'immagine nell'arte contemporanea, e dall'altra, l'assonanza e l'interazione con il colore. Un colore che diventa forma, energia che si fonde nell'immagine dando vita a composizioni geometriche libere, cariche di legami di corrispondenze visive.

Una ricerca maturata grazie ad uno studio che parte da lontano dove il rapporto e il ruolo della luce diventa elemento cardine per cogliere le sfaccettature di un progetto articolato che trova anche nella variazione dal segno orizzontale al segno verticale un preciso percorso. L'immagine e il colore interagiscono sovrapponendo ed intrecciando lo spazio comune, il risultato e' una combinazione che genera nuovo spazio, dove la luce compone la figura, lasciando però allo spettatore la possibilità di cogliere l'armonia della forma oppure la fluidità del colore.

Il segno verticale negli ultimi lavori di Mimmo Legato scompone in maggior misura il rapporto tra lo spazio e la materia riuscendo a trasmettere una maggiore ricchezza visiva, dove anche alcune tonalità cambiano, accompagnando la lettura dell'opera con una gradazione che invita in modo progressivo a scoprire il disegno che compare come fosse inciso per diventare quasi graffito. Un segno morbido, leggero, che segna questa nuova traccia orizzontale che si pone in contrapposizione con l'ordine naturale di immagini che sviluppano la loro struttura in modo più articolato.

Colore, luce, forma, vengono impastati e dosati per generare una composizione visiva ordinata ma capace di sorprendere e meravigliare, ma nello stesso tempo di far capire la complessità di una ricerca che affonda le radici nello studio del colore e della sua interazione con lo spazio. I lavori diventano delle finestre aperte su paesaggi improbabili che diventano segno, traccia, dove la formula segreta è raggiungere il giusto equilibrio degli elementi e la giusta armonia.

La materia diventa così un nuovo segno, e una nuova forma ( orizzontale o verticale ). Questo spazio immaginario scompare nella sua immagine ''classica'' e riappare in modo contemporaneo carico di una forte valenza concettuale. Mimmo Legato ferma e sospende sulla tela fammenti di paesaggio che reciprocamente si nascondono e dialogano con presenze che appaiono sospese,trasparenti ma nello stesso tempo ricolme di colore. Viene così annullato il rapporto spazio-immagine-materia per dar vita a nuove relazioni e combinazioni di forte impatto visivo, ricolme di energia, di dinamismo e vivacità.

Roberto Sottile

Critico d'Arte

 


 

"L'orizzontalità del mondo senza confini"

 

L'Arte deve rappresentare sempre e comunque la celebrazione di qualcosa per poter elevare il suo supremo valore di linguaggio universale.

" UNIVERSI SENZA CONFINI" è il titolo della rassegna d'arte contemporanea, svoltasi presso la Sala Egon Von Furstemberg, Palazzo Valentini, Roma, organizzata dall'Ambasciata d'Egitto di concerto con l'Ambasciata Italiana , il Comune e la Provincia di Roma, per celebrare i 50 anni di relazioni artistico-culturali tra i due Stati. La kermesse ,che vede la presenza di artisti Italiani ed Egiziani , nonchè importanti personaggi e critici d'arte del mondo arabo, ha presentato un percorso di variegati cifre artistiche :performance, video, interazioni, sculture e arti visive in cui le idee e le creazioni di due realtà sociali, prettamente differenti , quella orientale e quella occidentale, dialogano evidenziando le identità e i comportamenti di continuità dei popoli , nei loro aspetti estetici ed estetizzanti ,in questo scorcio di terzo millennio.

Mimmo Legato è presente a questo evento Istituzionale, dove consolida la sua "voce" stilistica; sono marcate nel suo lavoro le partiture di una contemporaneità d'occidente, fondata sul colore e sulle sue strategie magmatiche che permeano e solcano lo spazio, indagandolo e moltiplicandalo, sino a far emergera la flagranza dell'opera d'arte senza cristallizzarla. Una sorta di "magia semiologica", operata con sapienza dall'artista, dall'interno compositivo,per poi transumarla, plasmandola cromaticamente,verso cieli, mari ed oceani immensi in cui il tempo la modifica in "struttura denotativa". Questo in sintesi, è quello che emerge in questa mostra dalla ricerca pittorica e dalle superfici condensate di colore di Mimmo Legato. A tutto ciò possiamo aggiungere un'alto elemento significativo che traspare dalla mano dell'artista: l'assenza nella configurato compositivo della premeditazione oggettuale. Questo, rappresenta il "senso più estremo" del suo gesto pittorico. Ed ecco Legato che in questa azione enuncia il "metasimbolismo", o simbolismo artificiale, in quanto riesce con superba determinazione e maestria a modulare la sintesi cromatica e dare valore plastico all'immaginifico.

Del resto, l'artista, pur facendo parte di quella generazione che ha contribuito alla spinta propulsiva dell'arte nella direzione del mentale e dell'analitico, modificandone la fenomenicità olistica, si nutre, nel suo lavoro, senza farne mistero, dei richiami storici avanguardistici, quei principi estetici ,oltransisti, dettati non dalla moda ma dal gusto, dall'artificio creativo, dall'originalità esistensiale. Tutto questo Mimmo Legato lo ha acquisito durante tutto il suo arco narrativo di ricercatore del pensiero in arte per poi innestarlo nelle sue "pagine"contemporanee. Infatti lui ama il mistero, la superficie, i semitoni, la colorazione della luce bianca che si incontrano , danzando,in quella linea di confine chiamata "informe". Ed è qui che l'artista tra pensiero e azione desidera che la sua anima, scopra ancora nuove ragioni occulte, nuovi segreti cifrati di cui l'uomo, come entità universale, racchiude dentro di sé in quei labirinti magici dell'incoscio; questo esplicita il pathos di Mimmo Legato, quel derivato onirico che eleva il suo lavoro.

In tal senso l'arte di Mimmo Legato può essere collocata tra quegli universi pittorici senza confini, proprio come recita il titolo di questa rassegna, dove germoglia una sorta di "astrazione concettuale" che supplisce la forma plastica, trasfigurandola, innervandola di scritture cromatiche introflesse ed estroflesse senza mai oscurare la "divinità" dell'arte universale.

Maryam Muhammad 

Accademica Dubai